Una coppia di collaboratori esemplari


(Atti 18:1-3, 18, 26; Rom. 16:3; 1Cor. 16:19; 2Tim. 4:19)

Aquila e Priscilla (detta anche Prisca) sono due credenti modello della chiesa dell’era apostolica, così uniti nella vita e nel servizio del Signore che i loro nomi appaiono sempre insieme. Due volte viene prima nominato Aquila e quattro volte Priscilla. Sono ricordati sempre come collaboratori di Paolo. Per loro era più importante il servizio devoto a favore dell’opera di Dio che qualsiasi altro riconoscimento umano. Dalla loro testimonianza di impegno costante possiamo trarre insegnamenti utili per servire fedelmente e con umiltà il Signore come famiglia. Umile è chi sa che non può realizzare nulla da solo… chi non da importanza ai riconoscimenti umani ma vuole piacere a Dio… chi conserva equilibrio e speranza nelle difficoltà … chi resta quello che è anche quando raggiunge degli obiettivi. Notiamo:

      1. Sono ripieni dello Spirito Santo e decisi a servire il Signore

  • « Aquila era originario del Ponto (una regione dell’ Asia minore) probabilmente convertito per la testimonianza dei proseliti che si erano trovati a Gerusalemme il giorno di Pentecoste (Atti 2:9). Facevano parte della comunità cristiana di Roma, sorta quasi certamente come risultato della testimonianza degli “avventizi romani”, (Luzzi: “Romani che vi erano di passaggio”). Quindi la prima comunità cristiana di Roma era di origine ebraica;
  • Aquila e Priscilla furono allontanati da Roma con i Giudei (Atti 18:1). Gli storici sono concordi nell’affermare che nel 52 l’imperatore Claudio cacciò da Roma i Giudei e i cristiani di origine giudaica, o forse soltanto quelli che le autorità ritenevano responsabili dei tumulti.

      2. Sono ferventi ed impegnati nell’evangelizzazione

Aquila e Priscilla incontrarono Paolo a Corinto (Atti 18:1-3). Svolgevano la medesima professione. Paolo fece qui quello che aveva fatto a Tessalonica e altrove. (1Tess. 2:9; 2Tess. 3:8), così Priscilla ed Aquila divennero collaboratori dell’Apostolo (Atti 18:7-8). Essi collaborarono con Paolo nell’evangelizzazione della città di Corinto e come risultato si costituì anche la comunità cristiana che si riuniva nella casa di Tizio Giusto, contigua alla sinagoga. Tra gli altri si convertì Crispo (1Cor. 1:14).

      3. Si lasciano guidare dal Signore

  • Priscilla ed Aquila seguirono Paolo nella missione. Era intento di Paolo, e forse anche loro, di raggiungere Gerusalemme e visitare le chiese per dare un resoconto dell’ opera svolta (Atti 18:21-23).
  • Furono disposti ad accettare la guida dello Spirito Santo. “Quando giunsero ad Efeso, Paolo li lasciò là” (18:19). Dio ci guida anche per mezzo delle circostanze. Si aprì per loro una porta per evangelizzare avendo trovato dei Giudei disponibili ad ascoltare il messaggio cristiano (Atti 18:20). Paolo chiese ai suoi collaboratori di fermarsi ad Efeso ed essi ubbidirono rendendosi disponibili a modificare i loro piani e dare la priorità alla causa di Cristo.

      4. Annunciano tutto l’Evangelo con franchezza ed amore

  • Priscilla ed Aquila incontrarono Apollo (Atti 18:24-26). Durante la loro opera di evangelizzazione tra i Giudei, nella Sinagoga di Efeso incontrarono Apollo, il quale, seguace di Giovanni il Battista,
    eloquente e erudito nelle Scritture, annunciava con fervore le cose relative al Messia che doveva
    Probabilmente egli faceva parte di quel gruppo di circa dodici credenti che Paolo incontrerà in seguito e che formeranno il primo nucleo della comunità cristiana di Efeso. I due coniugi, semplici credenti, non si sentirono a disagio dinanzi ad un predicatore fervente, eloquente e versato nelle Scritture, ma “più esattamente gli esposero la via di Dio”, annunciandogli che il Messia che egli attendeva era venuto. La spiritualità dei due era fondata non sull’erudizione ma sulla loro profonda esperienza con Dio. La “Via di Dio” è Gesù (Giovanni 14:6). Apollo, nonostante la sua conoscenza e il suo fervore, accettò umilmente “tutto l’Evangelo” e riconobbe la necessità di essere istruito nella cose profonde di Dio (1Cor. 2: 10):
  • Incoraggiarono Apollo e lo raccomandarono ai fratelli di Corinto (Atti 18:27:28) Apollo decise di dover a quel punto annunciare il completo messaggio di Cristo ai Giudei di Corinto. Priscilla ed Aquila, per nulla gelosi del lavoro svolto a Corinto, lo raccomandarono alla comunità cristiana dove venne accolto amorevolmente e stimato per il dono ricevuto da Dio (1Cor. 1:12; 3:22; 16:2).

      5. Si impegnano ad organizzare la comunità di Efeso

  • Priscilla ed Aquila, residenti ad Efeso, riconoscono il proprio ruolo spirituale. Paolo tornò ad Efeso e incontrò il piccolo gruppo dei discepoli di Giovanni il Battista per completare la testimonianza di Apollo (Atti 19:1). Costoro accettarono Gesù Cristo, vennero battezzati in acqua e ricevettero il battesimo nello Spirito Santo (Atti 19:2-6). Di Priscilla ed Aquila non si parla eppure essi si trovavano ancora ad Efeso (53 A.D.).
  • Essi ospitano in casa loro la comunità. Paolo, scrivendo da Efeso ai Corinzi, circa due anni dopo
    dirà; “Le chiese dell’Asia (la provincia romana dell’Asia di cui Efeso era capitale) vi salutano. Aquila e Prisca, con la chiesa che è in casa loro, vi salutano molto nel Signore”(1Cor. 16:19). Erano rimasti ad Efeso ed avevano aperto la loro casa per i culti, collaborando nell’edificazione della giovane comunità.

      6. Sono disposti a tutto per la causa dell’Evangelo

  • Non si preoccupano della qualifica ma danno priorità al servizio. “Salutate Prisca ed Aquila, miei collaboratori in Cristo Gesù… ” (Rom. 16:3). Il termine collaboratore nella Scrittura non identifica un ministerio, ma piuttosto un ruolo di supporto “.. I quali mi hanno aiutato nell’opera di Gesù II sentimento che li animava era quello di essere di aiuto nell’attività cristiana (Compagni d’opera, collaboratori, aiutanti).
  • Essi rischiano la vita per difendere Paolo. Quando anni dopo Paolo scriverà ai Romani, ricorderà un evento a noi sconosciuto; “… i quali hanno rischiato la vita per me. A loro non io soltanto sono grato, ma anche tutte le chiese delle nazioni”‘ (Rom. 16:3-4) (c, 58 A.D.). Diodati traduce: “… i quali hanno per la vita mia, esposto il lor proprio collo” letteralmente: “Hanno messo il proprio collo sotto (la scure)”. Non sappiamo esattamente quando questa circostanza si sia verificata; gli storici tuttavia sono unanimi nel pensare che si riferisca al tumulto di Efeso (Atti 19:29-30).

      7. Perseverano davanti a qualsiasi difficoltà

  • Li ritroviamo a Roma. Forse per evitare che i fratelli di Efeso fossero perseguitati per causa loro. Ormai troppo noti ai Giudei, sempre più ostili, decisero di tornare a Roma. Nel frattempo
    l’imperatore Claudio era morto e l’editto di espulsione archiviato, quindi ripresero il proprio ruolo di servizio nella comunità e anche qui, nella loro casa molto ampia, necessaria per la loro attività artigiana, ospitarono una delle comunità cristiane della capitale (Rom. 16:5).
  • La loro fedeltà e perseveranza sono messe di nuovo a dura prova a causa della persecuzione di Nerone contro i cristiani di Roma. Perciò tornarono ancora una volta ad Efeso. Paolo, scrivendo a Timoteo che svolgeva il proprio ministerio di pastore in quella città, saluta Prisca ed Aquila, (2Tim. 4:19 – 66 A. D.). L’apostolo è stato già giudicato e condannato e sembra che tra gli accusatori venuti dall’Asia ci fosse anche quel Giudeo Alessandro di Efeso (Atti 19:33-34) che alcuni identificano con Alessandro il ramaio di 2Tim. 4:14.
  • Priscilla ed Aquila tornarono ad Efeso per continuare a servire umilmente il Signore in quella
    comunità che era sorta per la loro collaborazione e che era ormai matura ed organizzata.

Possa questa lezione di vita e di servizio cristiano di Priscilla e di Aquila ispirarci per operare con lo stesso sentimento, quello di essere usati da Dio per l’edificazione del Suo popolo. Come loro ci interessi solo l’onore di essere ricordati nel libro di Dio e avere il conforto di sapere che molti potranno beneficiare del nostro umile servizio per la causa dell’Evangelo, a cominciare dalla nostra stessa famiglia.

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